Ironia drammatica, e non solo

Piccole congiure del destino per una serata di ordinaria follia (Puntata di giovedì 15, ore 22,40). Ore 21,30: stiamo per stampare la puntata che andrà in onda tra poco. L’abbiamo messa a punto per giorni, ci sembra ricca e decisa, vai con la Epson C60 della produzione. E…epson? Mork chiama Ork… Ork, rispondeva però! Ci mette qualche secondo. Poi appare. Sembra una finestra di dialogo come tutte le altre, ma dice: inchiostro a colori esaurito. E allora? Sostituire. Gli apostolari imperativi categorici delle stampanti non trattano (neppure loro). Ma il copione è in bianco e nero, le diciamo. Stampaci il fottuto copione in bianco e nero, anche in economica, no? Non li vogliamo i colori, ti prego. Non c’è neanche il grigio, nel file! Rapido giro di telefonate. Rapido giro di e-mail. Tra dieci minuti sotto da Paolo, a Talenti. Partiamo da Nuovo Salario. Sono le 22,20. La Puma schizza via nelle strade tutte occhi e erbacce cementificate della Capitale. La puma come la Epson ci mette un po’ ma al primo chilometro fa comparire anche lei un segnale. Rotondo, giallo ben noto (a tutti i creativi, credo…). Fine riserva. Parolaccia, imprecazione, sblasfema tre per uno. Il copione strappato dalle mani di Paolo sfrecciando somiglia alle borracce dei ciclisti al giro, o alla "bomba" di Fantozzi. Primo distributore. Niente verde senza piombo. Via Olimpica. Lo stadio lontano, una cupola di fasci bianchi senza grida stanotte. Lorenzo e Maura già on air si stanno chiedendo che fine ho fatto. Quattro diverse marche di benzine tutte americane lungo il cammino. Tre distributori sono chiusi. Il quarto va solo a 50 euro al colpo. Sono le 22,30. Il pakistano si guarda intorno poi tira fuori il taglio grosso arancione e ci presta le quaranta per il resto. In cambio riceve una manciata di spicci. Si regge i mustacchi mentre partiamo alla "Starsky", e la Puma fa il verso di quando era nuova e in mano a qualcun altro scomparendo smarmittata lungo l’Olimpica, poi sulla Camilluccia. Verso la radio. Sono le 22,35. Tra cinque minuti sarò in onda. Dovrei esserlo. Ci sarò. Discesone e salite puntellate da ville e megaresidence, la Camilluccia scompare sotto le ruote, consumandosi in silenzio. Le camionette dei carambinieri ogni cento metri sono quelle di scorta, non hanno i bollettari e dunque te ne fotti di togliere il pedale dei 110 in circuito urbano. Altre tre curve poi è fatta, ma dietro la prima compare un filippino terrorizzato che indica terra con entrambe le braccia (macumbando?). Terra, cioè rallentare, di botto. Un lampeggiante in lontananza. Seconda curva. Le due macchine si sono prese di striscio ma una delle due è finita contro un cancello e mezza è rimasta attaccata all’inferriata. Il proprietario la guarda con le chiavi in mano e il telecomando alzato. Vorrebbe che fosse quello del videoregistratore. Vorrebbe schiacciare Rewind e tornare a cento metri prima. Frenare stavolta. Il filippino intanto mi ha salvato la vita, ma non la puntata. Tappo urbano, proprio come a Montecarlo (non la Radio). Dovranno spostare le auto. Lascio la Puma e schizzo a piedi. Arrivo alle 22,46. Benedico le corse a Villa Ada tutti i sabato mattina, l’aria condizionata dello studio e la catena di PPS che ha funzionato ancora una volta. La puntata va liscia, non fosse per la mancanza di saliva che mi asciuga labiali e dentali in un unico pastone narrativo. Allora questo post vale un grande grazie a tutti quelli che hanno allungato una mano, e si sono dati da fare perché ci fossimo comunque. Anche a Maria Rosaria De Medici (RAI 3) che non ha potuto esserci, e a Alessandro Perissinotto (Sellerio) che ha patteggiato invece per la prossima puntata.