23/06/2004

Quotidiani Web e Augmented Reality

La augmented reality del Web richiede un modo di narrare tutt'altro che puramente tradizionale, come sa chiunque scrive per diletto o per professionismo nella Rete. Perché il pubblico è più referenziato, fermo. Supera l’effetto stupor del monitor e si impegna con il 90% della sua attenzione nella lettura di un articolo che lo interessa. Usa la vista (la fissazione dell'occhio umano) e l'udito (il falso silenzio del computer) contremporaneamente, nell'assorbimento della lettura e della fruizione. La sua attenzione non dura più di un minuto. In un minuto deve essere in grado di leggere l’equivalente di una cartella. La scrittura deve correre in sieme a lui. Il che non la rende necessariamente sciatta, o da "bollettino" d'agenzia.

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22/06/2004

Caccia aperta a siti di scrittori

Dopo la web-tv, dopo la radio, insieme al blog e agli articoli su Media Quotidiano, agli interventi universitari e sul Web, Proiettili per scrittori sta mutando ancora. Una domanda per una breve intervista, intanto: qual è il miglior sito su/di/per scrittori che conoscete?

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12/06/2004

Che tremito le Tremiti

Qualcuno c'è stato? le chiamano le perle dell'Adriatico. Io le chiamo "casa" e mi sento sempre più un confinato quassù. La mansarda disseminata di guardiani raccolti sotto l'acqua, libri, articoli, correzioni. La scrittura come antidoto funziona a tratti. Un mohito non basta. Qualche week-end rubato me le tiene in caldo dentro. A ciascuno i suoi fantasmi.

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10/06/2004

Come titoli tu?

C’è chi ne butta giù uno all’inizio e poi non ci pensa più. C’è chi non se ne cura affatto, e lascia che siano altri a farlo. C’è chi si arrovella e perde il sonno per trovare quello giusto. Stiamo parlando del titolo, ossia del nome con cui viene battezzata un’opera. Sebbene i problemi legati alla scrittura siano ben altri, anche questa scelta è importante e merita il giusto grado di attenzione. Perché il titolo è il biglietto da visita, e deve rispecchiare perfettamente l’opera, nel contenuto e nel tono. Si può decidere di andare sul liscio, con un bel titolo didascalico: L’uomo e il cane, Il processo o Assassinio sull’Orient-Express. Senza tanti preamboli si espone l’argomento, il tema, l’ambientazione o quant’altro, e il fascino sta proprio nell’enunciato lapidario, secco. Ma ci sono anche titoli ingannevoli, un po’ giocosi (L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello), e altri ironici tipo La mia famiglia e altri animali (davvero geniale); in questo caso è più facile per noi mancare l’obiettivo: si cade nel "già sentito", nel cattivo gusto, nel ridicolo, ecc. Ci sono poi titoli che affascinano, per l’immagine che evocano, per il suono delle parole. Ma veniamo a noi – mettendo da parte il tentativo di classificare l’inclassificabile – e chiediamo: quali sono i titoli che preferite? Come scegliete i vostri titoli? Lo fate subito o vi ci vuole diverso tempo? (Post di Sebastiano Bisson, Gli Indecisi, Roma)

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08/06/2004

E alla fine ho ceduto anch'io

Quando il treno s'era sospeso e bloccato, arrancando davanti alle aiuole in testa ai binari, Ana aveva già allungato la valigia nel corridoio e raggiunto l'ingresso della carrozza ormai da un pezzo. Si sentiva come un uccello bersagliato, avanzava sbracciando in mezzo alla gente ammonticchiata sul predellino e una mitraglia di gocce iniziò a picchiarle sulla schiena appena la porta si schiuse, sbuffando e sfuggendole di mano. Si aspettava la tramontana gelida di quando era partita e fu investita invece dal soffio berbero della peggiore notte secca dell’estate. Per un istante, sul predellino, provò la stessa sensazione di quando... di dimenticare tutto, evidentemente, non se ne parlava ancora. [...]

Per una notte vìolo l'aurea regola del laboratorio e schiaffo qualcosa dell'ultimo romanzo nel blog. E adesso, entrino pure i leoni.

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08/06/2004

Una nuova matita in POSA


La penna/matita di Degig scava nell'afasia del passaggio, della figura in posa, raccoglie gocce di senso in ciò che trascorre ogni giorno sotto i nostri occhi e lo rende tondo, innocuo, affinabile.  Il desiderio, il corpo senza vestiti e  il collo alto della giacca dei suoi passanti  sono stigmati di una timidezza che non abbiamo mai perduto e che ricorda a tutti noi che siamo altro dagli altri. Dal 15 giugno alle 7 di sera la sua prima mostra al tempio di Dioniso a Roma. Un per-corso di di-segni a china e di stampe computerizzate.
Immagine: copyright Alfredo De Giglio





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06/06/2004

Non fare la difficile: e perché no?

Torno alla vecchia polemica con Sabrina. Certo che mi piacciono ne parole difficili. Mi piace barbagliare, garrire e sistro, melighe camorrie e sussurro, raglio ramagliare e peonia. Che male c'è a usarle? Nessuno parla più così è una cosa da rispondere a De Mita. Chi scrive lascia suoni e tracce. Anche desuete. Anche enanziodromiche o corrive. Purché si capiscano, certo. Ma le tue poesie si capiscono. E chi è d'accordo, lasci la sua preferita parola "difficile" in questo post.

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06/06/2004

Il Credo di ProiettiliPerScrittori

Credo in una forma di scrittura che sappia contaminarsi con tutto ciò che è vita e racconto. Credo nel superamento delle discipline nella scrittura. Nella suddivisione delle cariche per la gestione editoriale di una storia. Credo nel primato delle regole sul talento, per impopolari che possano risultare nei gruppi di scrittura. Credo nel cross media come strumento per insegnare a raccontare storie valide per tutti, dalla narrazione di un telegiornale a quella di un fumetto, dalla narrativa alla sceneggiatura alla drammaturgia e al copyrighiting. Credo nelle eccezioni. Credo nelle emozioni giuste e nelle esperienze personali che ti salvano da qualunque problema, se stai raccontando una storia. La tua, o quelle di altri. Credo nella sovranità di chi legge o fruisce in qualsiasi modo ciò che scrivo. Credo nelle motivazioni dei miei personaggi cattivi e nei sogni di quelli buoni. Credo in chi sa superare la realtà con l'immaginazione.

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05/06/2004

Sei festival in tre giorni: e giochiamo con le parole

L'attacco del mio articolo su Media Quotidiano di oggi, dedicato alla gragnuola di festival abbattutasi su Roma in questo week-end. Ai quali tutti vanno, ma poi non a caso non ne parlano. Come in questa community, e in tutte le altre dei bloggers italiani, peraltro. Tutti gli altri direttori italiani mi avrebbero cassato termini quali: bizze, avventori, calmierare, impropizia. Adinolfi no. Lo ringrazio. Non siamo tutti, di necessità e en retard, montanelliani. "Ci sono un fuorisede di Bari con una copia di Kitchen in mano e una giovane precaria del "Rodari" che ha appena assegnato agli studenti una ricerca sulla letteratura giapponese (ma c’è lei qui, non loro!), uno stewart dell’Alitalia con gli occhi lucidi e la testa da qualche altra parte e una lettrice della John Cabot University in t-shirt e ciabatte, in una serata tutt’altro che estiva. Bloccati sulla scalinata dell’Eliseo. La serata in onore di Mahoko (Banana) Yoshimoto avrebbe dovuto aver luogo nella più spettacolare - e capiente - basilica di Massenzio, come di consueto, ma la gragnuola di festival che è piovuta su Roma nel fine settimana sta accusando le bizze del meteo anche lei. Insieme a un centinaio di ritardatari, i quattro fan della Yoshimoto non lo sanno ancora ma rimarranno fuori dal teatro per insufficienza di posti..."

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02/06/2004

Come nasce una voce off: nel mistery

Nella bella collana di classici gialli inediti in Italia chiamata i Bassotti, piccoli libri arancioni che tanto hanno fatto parlare di loro qualche mese fa, trovo un esempio di incipit sapientemente scritto con una voce off iniziale. A parlare è un chissachi qualunque, che è contemporaneamnete un narratore onnisciente e il più inadeguato testimone (di secondo grado) di quanto è accaduto - un assassinio, evidentemente - su un vecchio treno Pittsburg/Washington. "Per quanto riguarda la parte penale della nostra attività, è McKnight che se ne sta gradatamente prendendo carico. A me, il penale non è mai piaciuto e dopo lo strano caso dell'uomo della cuccetta numero 10, mi sono accorto di essere un po' delicato di stomaco." Cosa ci ha raccontato questa voce off? Tutto in un niente. Uno strano caso, violento, che è scaduto nel penale, in un treno, che ha cambiato totalmente la vita di chi parla. Ecco perché ci siamo dentro. Ecco perché la voce non è goffa, e anche estranea non è inadeguata. Non vogliamo anche noi che la nostra vita cambi un po', ascoltando una storia? (Mary Roberts Rinehart, L'uomo della cuccetta n.10, 1909)

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02/06/2004

Dieta, diete e dietetici

Da oggi 1° giugno questo blog si schiera contro le diete dell'ultima spiaggia e contro gli ipocriti che visto che si sono decisi a mettersi a dieta loro, sono convinti che anche tutti gli altri dovrebbero esserlo e iniziano a rinfacciarglielo più o meno subdolamente. E per dirla con un po' di tecnica di scrittura anche in questo caso: dichiararsi a dieta è una battuta; dirlo due volte una sottolineatura; tre volte una gag (magari cercando di essere autoironici); quattro volte un tormentone; cinque volte un'ossessione o quello che in gergo chiamiamo un "disco rotto", che appiattisce drammaticamente il personaggio e gli fa perdere di credibilità agli occhi del pubblico. Senza giudizi di valore, l'importante è anche in questo caso usare la soluzione giusta per la vostra storia insomma. SENZA pretendere però che diventi a tutti i costi anche quella degli altri. O guadagnandovi una promozione sul campo anche in questo senso, a prezzo di emozioni davvero forti per chi vi legge però.

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